mercoledì 25 settembre 2013

12 weeks training. Quando il quarto giorno rischiò il licenziamento

Lascerò ad altro post il compito di narrare le innumerevoli porte in faccia che ho ricevuto nei primi mesi di ricerca di lavoro (job seeking). Passiamo direttamente invece al fatidico momento in cui vengo assunta da Pizza Express.
Pizza Express è la pizzeria degli inglesi, marchio esportato anche in qualche altro paese del mondo, ma moooolto famosa nel Regno Unito. Dovete sapere che qui la pizza è un lusso: il conto medio di una persona che decide di mangiarsi una pizza prima o dopo il cinema è di circa 25£, 30€.
Dovete anche sapere che la gente qui suole accompagnare la pizza con la salsa barbecue e l'immancabile olio all'aglio.
Pizza express è un ristorante vero e proprio, con un eccellente servizio e ottimo gourmet. Tra l'eccellente servizio e il gourmet ci sono io. WAITRESS IN TRAINING. Quando ho firmato il contratto 12 weeks training ero emozionata e felice. Finalmente avevo un lavoro, un lavoro dipendente: poco impegno mentale, senza necessità di lauree o competenze specifiche, pagato.  Appena ho capito in cosa consiste il training, felice lo ero un po' meno. Training significa che tu lavori ovunque, aiutando tutti i tuoi colleghi esperti (i tuoi trainer), servendo anche 17-18 tavoli, confezionando e guarnendo dolci mai sentiti prima, preparando bevande dai nomi e contenuti improbabili, ciascuna con bicchiere e guarnizioni diversi, facendoti quindi un culo così, senza prendere le mance. Le mance infatti andranno a chi è possessore del cartellino che dà accesso alla cassa. In altre parole a tutti tranne me.
Il fattore cartellino crea tre principali disagi: 1) Io non percepisco mance dovute e sudate   2) per ogni ordinazione, aggiunta di bevande o piatti, conti finali e quant'altro, io ho bisogno di chiamare qualcuno che strisci il cartellino e mi attivi la cassa. Immaginatevi la situazione quando ci sono 38 tavoli pieni e a servire siamo tre. 3) di conseguenza, nel caos, può capitare di perdersi via un ordine e lasciare due poveri vecchietti senza cibo.
Esattamente è ciò che è successo ieri sera. Non vi dico la mia faccia quando ho realizzato che l'ordine dell'anziana coppietta non era mai arrivato in cucina e quelli sono stati dalle 5.30 alle 7 in attesa di una pizza che non sarebbe mai arrivata. Quando li ho visti abbandonare il tavolo, volevo piangere.
In tutto ciò aggiungiamo che ho servito una truzza famigliola composta da truzzo-mamma, truzzo-papà e tre bambini biondi e  incontentabili, preparando i suddetti inimmaginabili dolcetti e bibite con l'alito della vice-boss sul collo e la salsa di cioccolato su tutto il resto del corpo, per poi vedere i miei 10 £ di mancia finire nel conto della mia collega che aveva strisciato il cartellino per me. Grazie di cuore Mr truzzo. L'importante è il pensiero.
A seguire: cioccolata calda preparata con il cacao sbagliato, conto con uno zero in meno al tavolo 29, e faccia sbigottita davanti al ragazzo del tavolo 14 che mi chiede quante calorie contiene la sua pizza fiorentina. Scusa numero 14, ma io che cazzo ne so?
Arrivata alla fermata del tram per tornare finalmente a casa, con il cell scarico e quindi accompagnata dalla solitudine più totale, mi veniva solo voglia di piangere.
40 minuti dopo, seduta alla fermata del bus 52, dopo aver riflettuto a lungo sulla mia misera  e patetica serata lavorativa, mi coglie improvviso un pensiero: che sfigata! E' così che comincio a ridere a crepapelle, senza contenere i singhiozzi isterici nemmeno davanti alla gente che mi circonda e mi prende per matta. Rido, rido a più non posso, pensando che non c'è niente di più divertente che ridere di se stessi.